Questo sito ha bisogno della pubblicità per poter essere mantenuto. Gentilmente disabilita il blocco della pubblicità nel tuo browser per questo sito web.
Caricamento in corso...Caricamento in corso...
Caricamento in corso...

La vita di una volta

 

 

Gravidanza: Nella vecchia credenza gaglianese le donne sterili erano figlie di un castigo divino, mentre le donne feritili era una benedizione. Al nono mese di gravidanza solitamente si usava andare alla Chiesa di S. Francsco recitando assieme ad un familiare la "Tredicina": il Rosario. La donna incinta doveva mangiare tutto ciò che voleva e soprattutto quando voleva onde evitare di andare incontro a voglie, "le vule".

Nascita: nel momento in cui ci si accingeva alla nascita, i parenti dei futuri genitori (solo donne) iniziavano i preparativi, mentre il marito era costretto ad andare via (La situazione odierna è radicalmente cambiata). Le modalità di parto erano diverse: quelle che si trovavano in campagna, partorivano nelle pajare e tagliavano il cordone ombellicale coi denti, quelle in casa invece si stendevano sul letto e venivano massaggiate con olio e il bambino cadeva a terra su un giaciglio di paglia. Veniva fasciato e steso sul letto.

Battesimo: il bambino andava battezzato entro i due giorni, successivamente quindici, onde evitare che morisse e se non si fosse salvato, gli unici responsabili sarebbero stati i genitori. Il battezzando era accompagnato dal padrino e dalla madrina, era vestito con la stoffa dell'abito da sposa della madre e riadattato.

Infanzia e adolescenza: i bambini erano considerati delle creature pure e innoceenti, quando avevano il mal di pancia si fasciava con un panno il ventre o ci si affidava al praticone che solleticando l'ombellico e dicendo alcune frasi magiche lo faceva passare. I bambini irrequieti venivano spaventati con personaggi come "l'annivorcu- lu ziccavagnoni" che portava via i bambini più capricciosi. 

La prima Comunione: si celebrava tra i sei e gli otto anni. I bambini sembravano vestirsi a nozze per l'occassione e finita la celebrazione vi era un piccolo rinfresco.

Fidanzamento: Solitamente era il ragazzo che conquistava la ragazza e lo faceva in svariati modi: di sera andava sotto la finestra di casa della ragazza e faceva le serenate, se la ragazza accettava non doveva far nulla, in caso contrario avrebbe dovuto gettare qualcosa dalla finestra. Una volta fidanzati la ragazza non andava mai dai suoceri e in prossimità del matrimonio doveva preparare le carte al comune, tipicamente detto "li sposi hannu cacciate le carte". Era tradizione che lo sposo dovesse costruire la casa, comprare arredamento, mentre la sposa doveva comprare la dote e i mobili della camera da letto.

Matrimonio: Gli uomini si sposavano dai 30 anni in su, mentre le donne già a 18. Prima di andare a messa vi era un corteo di gente che accompagnava la sposa in Chiesa, dietro di lei solitamente la damigella. Una volta terminato il matrimonio si iniziavano con i festeggiamenti, in casa, dove si ammazzava una mucca e un maiale e si mangiva. La serata era allietata dai balli popolari. Il giorno dopo la suocera doveva constatare l'avvenuta deflorazione e quindi l'integrità fisica della sposa e dopo qualche giorno, veniva il parroco per benediri il letto matrimoniale.

Morte: quando una persona era in fin di vita si chiamava il parrocco per l'unzione degli infermi. Una volta morto, iniziavano urla e grida. Il corpo era adagiato sul letto per un giorno e vestito a festa, prima di metterlo nella bara veniva denudato da oggetti metallici (per far si che non si impossessasse il diavolo). Nella bara veniva cosparso il fondo di segature o paglia e da un lenzuolo. Dopo averlo portato al cimitero, si davano le condoglianze ai parenti. In segno di lutto gli uomini erano solito portare un bottone nero sulla giacca, mentre le donne erano vestite di nero con dei tovaglioli in testa.